La Casa M. D'Auria Editore è dichiarata dallo Stato Italiano «Bene culturale di interesse artistico e storico nazionale»
La Casa M. D'Auria Editore è dichiarata dallo Stato Italiano «Bene culturale di interesse artistico e storico nazionale»
 
CHI SIAMO
Un po' di storia...

M. D'Auria Editore e Libraio è una delle più antiche case editrici e librerie internazionali italiane, con sede a Napoli.

Le sue origini risalgono alla prima metà del Settecento, con il primo libraio-stampatore della dinastia, Bartolomeo D’Auria «venditore d’istoriette e libri vecchi» che ebbe rapporti di amicizia e di lavoro con Alfonso Maria de' Liguori,[1] e che allora «teneva bottega sotto il Campanaro di San Lorenzo» e anche «rimpetto alla Vitriera alla Calata del Gesù Vecchio».[2]

Ma è nell’Ottocento che Michele D’Auria dà un impulso determinante alla riorganizzazione, allo sviluppo e alla modernizzazione dell’impresa, prima solo tipografica e poi anche editoriale, con le officine e gli uffici in via Tribunali. Sul finire del secolo, poi, trasferisce l’attività all'odierna Calata Trinità Maggiore, nel Palazzo Pignatelli di Monteleone che si affaccia sulla monumentale Piazza del Gesù Nuovo. Palazzo Pignatelli di Monteleone, che oggi è monumento nazionale, fu fatto erigere su di un primo nucleo del Cinquecento dalla duchessa Girolama Colonna e occupava l’intera insula compresa tra Calata Trinità Maggiore, via Domenico Capitelli e vico Monteleone. Nel 1718 il duca Niccolò commissionò al famoso architetto Ferdinando Sanfelice i lavori di ristrutturazione della parte centrale del palazzo. Il Sanfelice, tra l’altro, ideò quello che resta uno dei portali più interessanti e grandiosi dell’epoca barocca «in pietra travertino e marmo bianco, con mascheroni per capitelli sulle colonne, i quali, con le orecchie di Satiri intorcigliate formano l’evoluta, con crini in mezzo della fronte la rosetta, e con la barba le frondi che circondano la campana».[3] Sul finire del Settecento, anche Giacomo Casanova frequentava le magnifiche stanze di questo palazzo, e attraversava la famosa Galleria, affrescata da Paolo de Matteis con scene mitologiche tratte dall’Eneide di Virgilio e dalla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, per andare a giocare a faraone in casa di quella nobile e ricchissima famiglia d’alto lignaggio. Andare in Casa Pignatelli, allora, era come entrare in un museo. Un atto ufficiale del 1723, redatto dal notaio De Vivo, ci fa sapere che di quadri grandi e meno grandi ce n’erano più di mille, e tutti di celebri autori: Tintoretto,RubensCarracciGuercinoBruegel, Andrea VaccaroLuca GiordanoGiacinto BrandiGiovan Battista RuoppoloLorenzo De Caro, Gasparo Lopez dei Fiori, Pietro del PòFrancesco Solimena... Nell’Ottocento il palazzo era dimora della famiglia Degas, e qui ha vissuto e lavorato anche il celebre pittore Edgar.[4]

Siamo al centro della «Napoli sacra» e della «Napoli del Ducato bizantino», nel cuore della Città dei libri. Da un bel portale di piperno intagliato a mano, recentemente messo in luce, si sale una scala in marmo grigio, con balaustra in legno, ferro e pomelli di ottone, e si accede in quelle che un tempo erano le grandi scuderie e le rimesse per le carrozze di Palazzo Pignatelli. L’interno, molto suggestivo e caro a tanti eruditi e studiosi italiani e stranieri, che qui si sono ritrovati e si ritrovano associati in comunità di studi e di spiriti, conserva ancora l’antico abito severo dell'Ottocento, con le alte scaffalature in noce originali e con gli antichi pavimenti in legno tirato a cera e in basoli di pietra vulcanica, voluti dal Sanfelice in una materiale e ideale continuità con lo spazio esterno circostante.

La produzione della Casa editrice e l’attività della Libreria internazionale riguardano i settori dell’antichità, della filologia della filosofia, dell’archeologia, della storia e del diritto. Ogni anno in questa Sede si svolgono importanti manifestazioni culturali, mostre e seminari di studio dedicati all’attività di storiche Istituzioni scientifiche e di ricerca italiane e straniere.

La Casa M. D’Auria dal 1904 stampa con la qualifica di «Tipografo della Real Casa». Nel 1905 papa Pio X, con suo documento autografo, le concede il titolo di «Tipografo Editore Pontificio, con facoltà d’innalzare le insegne della Santità Sua».[5] Nel 1986 è dichiarata, per Legge dello Stato italiano, «Bene culturale nazionale di particolare interesse artistico e storico» e pertanto sottoposta a tutte le dispozioni di tutela e di conservazione previste dalle norme vigenti.[6]

 

  1. Antonio Maria Tannoia, Della vita ed Istituto del servo di Dio Anfonso Maria Liguori..., Napoli, V. Orsini, 1798, vol. 1, cap. 13, pag. 46.
  2. Si tratta della necessita', e della preghiera colle regole, e maniere da rendere fruttuosa, ed efficace colle pratiche, e cogli affetti, per far l'orazione in comune nelle chiese, comunita' e famiglie. Si propone la visita al SS. Sagramento ed alla Divina Madre... Napoli, si vende da Bartolomeo d’Auria, rimpetto alla Vitriera, alla calata del Gesù vecchio, 1739, pp. 104. Ragioni legali, e cattoliche: a’ principi a’ baroni, a’ magistrati, Napoli, si vende nella nuova libreria di Bartolomeo D’Auria, 1740, pp. 140. Il Segreto per ogni grazia, scoverto dalla verace divozione al Rosario di Maria Vergine…, Napoli, per lo stampator Niccolo Naso, a S. Domenico Soriano, e si vendono al prezzo di carlini due da Bartolomeo D’Auria sotto il campanile di s. Lorenzo, 1744, pp. 524. Hermann Busenbaum, Medulla theologiae moralis…, Neapoli, apud Alexium Pellechium. Expensis D. Joannis Oliverii. Si vende nella libraria del signor Filippo Porcelli a S. Liguoro, e dal signor Bartolomeo D’Auria sotto il Campanaro di S. Lorenzo, 1748, pp. 1032. Alfonso De’ Liguori,Canzoncine spirituali composte dal rev.do p. d. Alfonso de’ Liguori… edizione sesta, nuovamente accresciuta, e corretta dall'autore, Napoli, presso Giuseppe Raimondi, a spese di Bartolomeo D’Auria, e dal medesimo si vendono sotto il Campanaro di S. Lorenzo, 1758, pp. 64. Alessandro Di Meo, Confutazione della lettera e replica di d. Cipriano Aristasio a monsignor de’ Liguori, Napoli, presso Giuseppe Di Domenico, si vendono da Gio. Massimo Porcelli, e Bartolomeo D’Auria, 1764, pp. 39.
  3. Luigi Catalani, I palazzi di Napoli, Napoli, Colonnese, 1982, p. 79. Gino Doria, I palazzi di Napoli, Napoli, Guida editori, 1992, pp. 114, 124.
  4. Gianni Macchiavelli, I tesori di Piazza del Gesù Nuovo di Napoli, Napoli, Associazione Centro Antico, 1998, pp. 16-20.
  5. Il documento originale è conservato nella sede della M. D'Auria Editore.
  6. Decreto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali del 15 luglio 1986, trascritto presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari, con efficacia nei confronti di ogni successivo proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo. La proposta del Decreto venne formulata dal dott. Francesco Saja e dal prof. Francesco Paolo Casavola, allora Giudici della Corte Costituzionale.
 

Galleria di immagini
Ferdinando Sanfelice, Disegno del portale di Palazzo Pignatelli, Napoli 1718
Portale d'ingresso della M. D'Auria, lato Piazza del Gesù, in una foto del 1959
Il Maggiordomo dei Sacri Palazzi Apostolici, card. Ottavio Cagiano di Azevedo, comunica ufficialmente a Michele D'Auria il conferimento del titolo di "Tipografo Editore Pontificio", 12 aprile 1905
Ritratto a matita di Michele D'Auria,realizzato nel 1905 dal pittore calabrese Cesareo Natale, molto apprezzato da Matilde Serao
Stemma pontificio impresso nelle edizioni dal 1905 al 1960, e intagliato in alcuni mobili di arredo
Decreto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, 15 luglio 1986, pag. 1
Decreto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, 15 luglio 1986, pag. 2
Decreto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, 15 luglio 1986, pag. 3
Uno degli stemmi utilizzati nelle edizioni, disegnato da Floriano Bodini
Uno degli stemmi utilizzati nelle edizioni
Uno degli stemmi utilizzati nelle edizioni, disegnato da Floriano Bodini
 
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Il Dizionario Zoologico Napoletano è un’opera unica nel suo genere che ha impegnato l’autore per oltre un decennio di ricerche. I circa 3600 lemmi e le numerosissime varianti riguardano specie distribuite nei vari taxa del regno animale e derivano, oltre che dalla consultazione di numerose opere scientifiche e letterarie, dalla ricerca sul campo. La vasta bibliografia, infatti, spazia in settori eterogenei e ha permesso d’investigare il rapporto uomo-animale in vari ambiti quali l’allevamento, l’agricoltura, le arti, i mestieri, gli usi quotidiani e persino i culti apotropaici. L’arco temporale si sviluppa dalle civiltà dei popoli italici, attraversa la cultura magno-greca, passa per Plinio, Virgilio, Federico II, Ferrante Imperato, Giambattista della Porta, attraversa il XVIII secolo in un fiorire di studi e storie di cui oggi si avverte solo una flebile traccia, fino a giungere ai nostri giorni. L’uso dei termini è testimoniato dalla fraseologia che comprende citazioni tratte dai classici, dai proverbi e dai modi di dire. L’approccio zoologico ha permesso di chiarire alcune etimologie e di proporne altre che sfuggivano al solo aspetto filologico.
Il Dizionario Zoologico Napoletano non è una celebrazione del passato, non una nostalgica cartolina ma la testimonianza del sapere di un popolo e della sua capacità di partecipare all’armonia della Natura.


 

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